Facciamo finta ma ne siamo consapevoli

Oggi parliamo di “Il falso al tempo di Internet“.

Questo post non vuole raccontarvi nulla in più di ciò che già sapete, o fate finta di non sapere.

E’ inutile che ci prendiamo in giro, è vero, la contraffazione su Intenet sta dilagando, nei prossimi anni è previsto un incremento del doppio rispetto all’attuale, il fatto di poter vendere attraverso la rete rende vani molti controlli ed è molto più difficile trovare il venditore, solo quale settimana fa, sono stati chiusi più di centocinquanta siti che vendevano oggetti contraffatti.

Il legislatore in materia ha poco potere in quanto viviamo in un mondo globale, possiamo ricevere merci da ogni parte del mondo e solo pochi vengono controllati. Milena Gabanelli qualche settimana giorno fa con il suo nuovo progetto online DataRoom ha parlato di questo “Il mercato del falso online vale 1.700 miliardi l’anno: che impatto ha su ognuno di noi?“.

Fin qui, tutto chiaro, cristallino. Su SkyTg 24 ho visto un approfondimento nel quale, per fare una verifica, hanno comprato una borsa Louis Vuitton su Amazon a meno della metà del prezzo proveniente dalla Cina, certo, era ovvio che fosse falsa, la considerazione, giusta, che si faceva era legata al fatto che Amazon non facesse nessun tipo di controlli legato a questo tipo di vendite, non controlla il materiale e il venditore, di conseguenza l’utente potrebbe essere raggirato perché fidandosi di Amazon esegue l’acquisto senza troppi pensieri convinto del buon affare.

Adesso veniamo alla considerazione reale, tutti sappiamo come funziona, preferiamo però indignarci quando ci viene chiesto un parere in merito.

  • Le persone cercano il falso e gli oggetti falsificati, lo dimostrano i numeri, non potendosi permettere quelli originali comprano il “simile” per scimmiottare il fatto di poterselo permettere. Ridicoli.
  • Se quando acquisti non consideri alcune informazioni importanti, il costo del prodotto, la sua qualità, la sua provenienza, es: compro una Griff firmata, che, costa meno della metà dell’originale e proviene dalla Cina, indipendentemente dal sito sulla quale lo acquisti e il sito ti dice che il fornitore non sono loro ma sono terzi, o sei un allocco di primo livello, oppure lo fai con la consapevolezza quindi non puoi lamentarti del costo, della qualità e del risultato e non puoi essere il paladino della giustizia contro il falso.
  • E poi, una cosa che non sopporto, se vai al “Jappo” a mangiare Sushi “all you can eat” sapendo che non è Giapponese ma è un mix Thai/Cina, te la racconti perché è COOL, non hai mai mangiato giapponese, riflettici.

Potremmo fare altri mille esempi e tutti ci porterebbe alla stessa conclusione.

Siamo perfettamente consapevoli quando compriamo un falso, lo facciamo in modo assolutamente trasparente ma se poi ci lamentiamo e siamo i primi a dare contro a questo sistema.

Purtroppo c’è una condizione che ormai è diventata parte integrante del pensiero comune, tutto deve costare meno, non importa la qualità, non importa se dietro c’è uno studio, per il design, per l’usabilità, per la qualità del materiale, la cosa importante è che costi poco. Lo Stato Italiano, come principio, quando gestisce una gara di appalti, procede per ribasso, quindi se io sono un società che comunque ho dei costi da sostenere, il personale, i mezzi, ecc., devo per forza di cose fare il prezzo più basso se voglio lavorare, ma poi quando devo pagare le tasse, lo stato non ne vuole sapere di pagarle al ribasso.

Se facciamo un piccolo esame di coscienza, siamo tutti responsabili a tutti i livelli, dallo Stato che non controlla alla persona che compra.