Un nuovo studio, “Believing in A Flat Earth“, realizzato da Asheley Landrum, ricercatrice della Texas Tech University, dimostra che
l’allarmante crescita del numero di persone che pensano che la Terra sia piatta è direttamente legata alla crescita delle teorie cospirative su YouTube – un preoccupante segnale della capacità degli algoritmi online di mettere in evidenza le cattive informazioni nelle popolazioni vulnerabili.

La Landrum, ha intervistato 30 partecipanti a due incontri consecutivi della più grande conferenza annuale dei Flat Earther. Ciò che trovò fu inquietante: quasi tutti dissero che erano stati esposti per la prima volta alla teoria su YouTube.

Una delle grandi storie del nostro tempo è come le informazioni e la disinformazione si diffondono online. C’è un buon materiale didattico online, ma gli algoritmi che alimentano gli individui che hanno a che fare con la cospirazione una dieta costante di informazioni inaffidabili potrebbero alimentare l’ascesa delle visioni del mondo deformate.

“Ci sono molte informazioni utili su YouTube ma anche molte informazioni fuorvianti”, ha detto Landrum al quotidiano. “I loro algoritmi rendono facile finire nella tana del coniglio, presentando informazioni a persone che saranno più suscettibili ad esso.”

Io non voglio essere cattivo, sono, purtroppo per me, realista.
Una volta le persone che avevano opinioni che non si basavano su una qualsiasi scienza applicata e provata, che non avevano spazio per esporle agli altri, le loro idee rimanevano arroccate e condivise con le poche persone alle quali potevano arrivare. Oggi, grazie alla rete ed ai social network, questi confini sono stati spazzati via. Il risultato è che grazie a quella che possiamo definire, la democrazia della rete, permettiamo a chiunque di pubblicare le proprie idee senza un controllo e purtroppo troviamo sempre più persone che non avendo una propria idea vogliono uscire dalla massa sposando le idee di altri senza preoccuparsi del fatto che possano essere giuste o sbagliate. La stessa religione ha trovato in rete persone prive di barriere e con la giusta fragilità, pronte a credere in qualcosa che li faccia sentire diversi e possa dare a loro un fine.

Continuiamo a non pensare il danno che questi strumenti di condivisione possano fare, è bello condividere, è bello poter parlare con gli altri ma stiamo generando problemi che non saremo più in grado di risolvere perché nessuno li vuole vedere.

Fonte: Guardian